Un’elezione (forse) truccata, una (grave) crisi petrolifera, massicce dosi di investimenti cinesi (e non per beneficienza). Sembra il ritratto di un Paese in cima alle cronache di politica internazionale. Invece, oggi tutti i media parleranno del Gabon. Ma per il calcio. A cavallo dell’Equatore, infatti, comincia la Coppa d’Africa.

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La 31° edizione del torneo continentale prende il via in un Paese che solo quattro mesi fa era sull’orlo della guerra civile. Motivo? Nelle elezioni presidenziali di fine agosto, il presidente uscente Ali Bongo aveva sconfitto lo sfidante Jean Ping per poche manciate di voti. Problema: secondo molti osservatori, tra cui i delegati del’UE, in alcune zone si sono verificati dei brogli. Per esempio, nella regione sud-orientale di Haut-Ogooué, Ali Bongo avrebbe ottenuto il 95,46 % delle preferenze. Tutto bene? Nota a margine: Ali, Presidente dal 2009, è figlio di Albert-Bernard Bongo, a capo del Paese dal 1967 al 2009. Una dinastia.

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Lionel Messi in posa con Ali Bongo

Va detto che il Gabon è già una scelta di ripiego: inizialmente, la nazione ospitante doveva essere la Libia. Che però la guerra civile non la teme, ma la vive in modo drammatico. Così i vertici della Federazione Africana hanno scelto l’usato sicuro: il Gabon aveva già ospitato (con la Guinea Equatoriale) l’edizione 2012, ed era andato tutto bene (ma non per Gervinho).

Due dei quattro stadi del torneo (nella capitale Libreville e a Franceville), quindi, erano già pronti: furono costruiti grazie a investimenti misti dei governi gabonesi e cinesi. Cinesi? Sì: da qualche anno il governo d Pechino investe massicciamente in vari Stati africani, con infrastrutture e progetti di vario genere. Ottiene in cambio influenza e fedeltà: risorse importanti in un’area strategica.

Gli altri due impianti, a Oyem e Port Gentil, sono stati inaugurati proprio in questi giorni. A Oyem si è rischiata la rivolta: la ditta (cinese, ovviamente) costruttrice aveva promesso di portare energia elettrica a tutta la città, ma non aveva mantenuto l’impegno. Proteste sedate e nastro tagliato, comunque, anche senza tralicci. A Port Gentil invece lo stadio è il cuore di un progetto che prevede impianti polisportivi e anche un hotel. Nella speranza che passata la Coppa non passi anche la buona volontà.

Di cinesi ed elezioni abbiamo detto. Resta il petrolio: risorsa fondamentale per il Paese, il crollo internazionale dei prezzi ha messo in crisi l’economia gabonese. Proprio in questa settimana, il presidente Bongo ha operato un cambio nella squadra di governo licenziando il ministro degli idrocarburi Étienne Dieudonné Ngoubou. E addirittura ieri, 13 gennaio, Dieudonné Ngoubou è finito in manette per «appropriazione indebita di fondi pubblici». Pensate, come se la settimana prima di ospitare gli Europei, in Italia il ministro dello sviluppo economico – per esempio – fosse prima sostituito e poi arrestato. Come minimo, un po’ di polemica entrerebbe anche negli stadi.

Invece sugli spalti della Coppa d’Africa la politica potrebbe non trovare posto. Anche perché pare che moltissimi biglietti siano stati regalati e distribuiti tra fette di popolazione vicine al governo. In ogni caso, oggi in Africa comincia a rotolare il pallone: di solito, da quelle parti, è sempre una festa.

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