Il 9 gennaio 2007, Steve Jobs presentava al mondo il primo iPhone. Il decimo anniversario è l’occasione per celebrare il prodotto più iconico della nostra epoca, ma soprattutto il suo visionario ideatore. Che ha segnato in modo indelebile ogni ambito della cultura e della società. Anche lo sport.

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Più che l’iPhone in sé, è la tecnologia Apple a influenzare il mondo dello sport. Al di là dei selfie celebri delle stelle dello sport, i devices di Cupertino sono presenza fissa nelle panchine di ogni disciplina. Gli assistenti degli allenatori rivedono azioni, analizzano statistiche e studiano schemi in tempo reale. Ma, proprio per celebrare Steve Jobs più che i suoi prodotti, oggi parleremo di un’altra storia. “Apple reinvents the phone“, era scritto alle spalle di Jobs in quell’inizio 2007. In qualche modo, con la sua personalità ispiratrice, Steve Jobs ha “reinventato” anche le Finali NBA 2016.

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Il fondatore di Apple è venuto a mancare nel 2011, ma le sue idee – proprio come i suoi prodotti – sono ancora vive. lebron_james_nba_150616_cle-vs-gsw-06-game-6E la sintesi più alta del pensiero di Jobs è il discorso ai neolaureati di Stanford del 2005: “Stay hungry, stay foolish” è diventato il motto di una generazione.

“Arrabbiato” e “folle” era senz’altro LeBron James dopo le prime due partite delle Finali NBA 2016, quando la sua squadra, i Cleveland Cavaliers, perdeva 2-0 dai favoriti Golden State Warriors. La franchigia di Oakland, California, nello stesso quadrante geografico di Cupertino.  Arrabbiato, per il risultato. Folle, perché pensava ancora di poter vincere. Narra la leggenda che LeBron, prima di Gara3, abbia radunato tutta la sua squadra per mostrare uno stralcio del discorso di Stanford. Magari proprio utilizzando un iPad, collegato in wireless con le casse dello spogliatoio.

“Collegate i puntini”, è il passaggio scelto da LeBron James. Ripensate a tutte le cose, anche a quelle senza senso, che avete fatto: unendo i puntini – diceva Jobs – ricostruirete quello che siete, e il punto in cui vi trovate adesso. Capirete che nulla è accaduto per caso, ma che dovete continuare a credere in voi stessi. Alla fine, quello che avrete ottenuto vi renderà soddisfatti.

E così i giocatori di Cleveland si sono messi a pensare. Ai sacrifici e agli allenamenti di quando erano ragazzi, alle scelte di vita, alle combinazioni che li avevano portati a giocarsi – molti di loro per la prima volta – una Finale NBA. E hanno capito che non potevano cedere così facilmente. “Stay hungry, stay foolish“. Un paio di settimane più tardi avrebbero portato a casa l’anello di campioni, al termine di una stupenda serie al meglio delle 7 partite.

La squadra del Midwest operaio aveva battuto i rivali della Gold Coast tecnologica, anche grazie alle parole ispiratrici dell’uomo simbolo di quella stessa “Silicon Valley”. E così poteva partire la liturgia di ogni trionfo: non più la consegna della coppa, ma il selfie della vittoria. Ovviamente, scattato da un iPhone.

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