di Giovanni Marrucci, esperimento di guestblogging

La banca più antica del mondo a rischio sopravvivenza. Per salvare il Monte dei Paschi di Siena servirà molto probabilmente l’intervento dello Stato. Nella serata di martedì 13 dicembre la Bce (Banca Centrale Europea) ha infatti negato la richiesta avanzata dall’istituto senese di prorogare a gennaio 2017 il termine per la ricapitalizzazione di cinque miliardi annunciata lo scorso ottobre. Mps, dunque, dovrà trovare i soldi entro fine dicembre. E, a meno di miracoli, dovrà essere aiutata da un intervento pubblico.

Sono lontani i tempi in cui “babbo Monte” – come lo chiamano nella città del Palio – foraggiava lo sport permettendo a Siena di vivere, nei primi anni Duemila, una vera e propria epopea. Un’epoca neanche troppo lontana di cui oggi, a livello sportivo, non è rimasto praticamente niente se non gli indelebili ricordi degli appassionati senesi.

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Il brasiliano Rodrigo Taddei, uno dei simboli della scalata dell’Ac Siena, con la maglia bianconera sponsorizzata da Montepaschi Vita, compagnia assicurativa controllata da Mps
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Travis Mays, ex Sacramento Kings e Atlanta Hawks, con la maglia della Ducato Mens Sana

Un’epopea che comincia nel 2000, quando il Monte dei Paschi rompe gli indugi e atterra sul pianeta sportivo senese. Lo fa sponsorizzando la Mens Sana, la squadra di basket che dal ’94 disputa stabilmente il campionato di serie A1. In realtà già negli anni precedenti i biancoverdi avevano stretto accordi di sponsorizzazione con marchi Mps. Come ad esempio Ticino Assicurazioni, Fontanafredda Vini e Ducato Gestioni. Decisiva, per il primo matrimonio tra la banca di Rocca Salimbeni e lo sport, è la mediazione di Ferdinando Minucci, alla Mens Sana dal 1990 prima come direttore marketing e successivamente come direttore generale.

Il primo titolo della Montepaschi Siena arriva al secondo anno, stagione 2001/02. E’ il 30 aprile e migliaia di senesi muovono verso il Palais des Sports de Gerland di Lione, dove la Mens Sana di Ataman batte il Pamesa Valencia nella finale dell’allora Coppa Saporta. Quella notte rappresenta lo spartiacque dello sport senese. Dopo quella notte niente sarà più come prima, per Mens Sana e Ac Siena sarà l’inizio di una parabola tanto spericolata quanto incredibile.

Nel calcio Mps entra nel 2001 sponsorizzando la Robur, la squadra di calcio della città allora militante in Serie B. Se Minucci, senese doc, è stato l’artefice dei successi della Mens Sana, a portare in alto i bianconeri è invece un uomo venuto dal sud. Paolo De Luca, personaggio diametralmente opposto rispetto a Minucci, dopo un’estenuante lotta intestina riesce a prendersi la maggioranza del Siena e comincia a sognare la Serie A. Leggendaria la frase che lo stesso De Luca pronuncia nell’estate del 2002 durante la festa per la miracolosa salvezza appena ottenuta in Serie B: “L’anno prossimo – esclama De Luca – andiamo in Serie A”. Un sogno, una boutade. O una lucida follia, come viene ribattezzata la cavalcata che porta la Robur, per la prima volta nei suoi quasi 100 anni di storia, al massimo livello del calcio italiano.

Il resto è storia più o meno conosciuta, sia per la Mens Sana che per la Robur. Attraverso laute sponsorizzazioni Mps finanzia e controlla lo sport senese. Otto scudetti, cinque coppe Italia e sette supercoppe (ma alcuni trofei sono stati recentemente revocati dalla Procura Federale) per il basket, nove anni di Serie A per il calcio. Con picchi indimenticabili quali le Final Four di Eurolega della Mens Sana e le storiche vittorie contro le grandi per la Robur (che nel 2012, con Sannino, sfiorò addirittura la finale di Coppa Italia). Poi, all’improvviso, i rubinetti si chiudono.

E, nell’estate 2014, dopo una lunga agonia, lo sport a Siena muore. Prima la Mens Sana, pochi giorni dopo la Robur. Si chiude l’era del Monte dei Paschi, le due principali squadre cittadine ripartono dai dilettanti. Subito una promozione (oggi il Siena gioca in Lega Pro, la Mens Sana in A2), ma anche la sensazione che quei tempi gloriosi difficilmente torneranno a breve. Di certo, non se ne andranno ricordi indelebili come l’ultima Verbena intonata da un PalaEstra esaurito in ogni ordine di posto. Era il 25 giugno del 2014, gara-6 della finale scudetto tra la Mens Sana e l’Olimpia Milano. I biancoverdi, con il budget ridotto ai minimi termini e tra mille difficoltà, arrivarono a un tiro dal titolo. Una stagione così incredibile che Marco Crespi, il coach di quella squadra, ha sentito il bisogno di raccontarla in un libro. La Robur, invece, mancò i playoff per la Serie A sbagliando un rigore all’ultimo minuto.

Anche nel momento più complicato della loro storia, basket e calcio sono stati capaci di compattarsi e di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Se dal punto di vista sportivo oggi non c’è più traccia di quel Siena e di quella Mens Sana, la volontà di non mollare mai è forse il bene immateriale più prezioso che l’era Monte dei Paschi ha lasciato in eredità allo sport senese. La stessa incrollabile volontà alla quale la banca più antica del mondo deve aggrapparsi con tutte le sue forze per non smettere di respirare.

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